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	<title>Cibo per Tutti &#187; Senza categoria</title>
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		<title>MENO 1: IL CONTO ALLA ROVESCIA PER GLI OBIETTIVI DI SVILUPPO DEL MILLENNIO E&#8217; ARRIVATO AL SUO TERMINE</title>
		<link>http://www.cibopertutti.it/meno-1-conto-rovescia-per-gli-obiettivi-sviluppo-millennio-arrivato-suo-termine/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2015 08:16:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Dragonetti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti Nazionali]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>MENO 1 Settembre 2015 (- 1) Siamo giunti!  Il conto alla rovescia verso settembre 2015 iniziato a dicembre 2014 è arrivato al suo termine. Tra meno di un mese si riunirà l’Assemblea dell’Onu, a New York e si analizzeranno i risultati conseguiti nella lotta alla fame e alla povertà. Verranno discussi i piani e gli obiettivi futuri, Obiettivi di Sviluppo&#160;<a href="http://www.cibopertutti.it/meno-1-conto-rovescia-per-gli-obiettivi-sviluppo-millennio-arrivato-suo-termine/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MENO 1</strong></p>
<p><strong>Settembre 2015 </strong><b>(- 1)</b><b></b></p>
<p><b>Siamo giunti!  </b>Il conto alla rovescia verso settembre 2015 iniziato a dicembre 2014 è arrivato al suo termine.<br />
<b>Tra meno di un mese si riunirà l’Assemblea dell’Onu, a New York</b> e si analizzeranno i risultati conseguiti nella lotta alla fame e alla povertà. Verranno discussi i piani e gli obiettivi futuri, Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs – <i>Sustainable Development Goals</i>) nonché gli impegni che la comunità internazionale vorrà assumersi per raggiungerli. Un appuntamento fondamentale sia per chi si occupa di diritto al cibo, di problemi legati alla condizione umana e ai fenomeni di coesione sociale, sia per chi segue le vicende geopolitiche internazionali, i contesti di violenza e di conflittualità armata, legati a doppio filo a quelli di impoverimento e di indigenza.</p>
<p><b><img alt="" src="http://www.cibopertutti.it/wp-content/uploads/2015/02/riflessione.gif" /> LA RIFLESSIONE<br />
</b>In questi 10 mesi la Campagna italiana “<b>Una sola famiglia umana. Cibo per tutti: è compito nostro”</b> ha proposto <i>questioni di riflessione</i> collegati al tema centrale del diritto al cibo per comprendere meglio le cause che generano l’ingiustizia della povertà. Abbiamo insieme suggerito <i>azioni concrete</i> per una partecipazione attiva della comunità, consapevoli dell’importanza che hanno i nostri gesti, a partire dalle scelte di consumo e dei nostri stili di vita. Si è fatto riferimento a <i>icone bibliche</i> per radicare il nostro agire sulla Parola di Dio e nel contempo innalzarlo in una forma di preghiera. A ridosso di questo importante appuntamento <strong>vogliamo consegnarli idealmente</strong> a tutta la comunità internazionale con l’auspicio che non siano sordi a tutti questi appelli che si alzano dalla base e <strong>dalla voce dei più poveri</strong>.</p>
<p><b><img alt="azione" src="http://www.cibopertutti.it/wp-content/uploads/2015/02/azione.gif" /> L’AZIONE<br />
</b>La rete Caritas propone a <strong>EXPO 2015 dall’11 al 12 settembre</strong> due giorni di confronto e dibattito aperto su <a href="http://www.caritasambrosiana.it/eventi/convegni/cibo-di-guerra">“CIBO, MONDIALITA’, CONFLITTI DIMENTICATI”</a>.  L’11 settembre sarà lanciato il <a href="http://www.caritasitaliana.it/home_page/area_stampa/00005986_Cibo_di_guerra__5__Rapporto_sui_conflitti_dimenticati.html"><strong>IV rapporto di ricerca “Cibo di guerra”</strong></a>, che focalizzandosi sul legame tra guerra e questione alimentare, riporta i risultati di due nuove indagini sul campo, avanza proposte e linee di intervento rivolte ai principali attori, pubblici e privati. Seguirà un dibattito sui risultati e le proposte della campagna italiana <a href="http://www.caritasambrosiana.it/eventi/convegni/voci-dal-territorio-1">“VOCI DAL TERRITORIO - <strong>Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro” </strong></a>. In vista dell’imminente Assemblea Generale Onu sulle prospettive degli Obiettivi di Sviluppo, la campagna italiana amplificherà le voci con le migliaia di persone che si sono attivate in Italia e nel mondo per costruire e rinnovare responsabilmente “un clima di giustizia sociale e ambientale”. E infine il 12 settembre con la tavola rotonda <a href="http://www.caritasambrosiana.it/eventi/convegni/voci-dal-territorio"><strong>“Nutrire il pianeta si può. Oltre i paradossi del cibo”</strong></a> si intendono condividere idee e buone prassi, finalizzate a superare le contraddizioni legate alla produzione, al commercio e allo spreco di cibo.</p>
<p><b><img alt="iconabiblica" src="http://www.cibopertutti.it/wp-content/uploads/2015/02/iconabiblica.gif" /> L’ICONA BIBLICA<br />
</b>Questa volta non proponiamo alcuna icona biblica, ma <strong>invitiamo a riscoprire le continue icone bibliche</strong> che ritroviamo quotidianamente nella liturgia della parola della Santa Messa feriale e domenicale. In questo modo il riferimento alla Parola di Dio non sarà più occasionale ma costante. Non potrà che crescere e diffondersi sempre più una carità intelligente, una carità concreta perché TUTTI possano essere nutriti di cibo puro alla tavola del mondo globalizzato dall’Amore Universale.</p>
<p>Per ulteriori info: cibopertutti@caritas.it</p>
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		<title>AGOSTO 2015: PROSEGUE IL CONTO ALLA ROVESCIA PER GLI OBIETTIVI DI SVILUPPO DEL MILLENNIO (SETTEMBRE 2015)</title>
		<link>http://www.cibopertutti.it/agosto-2015-prosegue-conto-rovescia-per-gli-obiettivi-sviluppo-millennio-settembre-2015/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2015 11:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Dragonetti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Prosegue il conto alla rovescia verso settembre 2015, quando all’Assemblea dell’Onu, a New York, si analizzeranno i risultati conseguiti nella lotta alla fame e alla povertà, si discuteranno i piani e gli obiettivi futuri, nonché gli impegni che la comunità internazionale vorrà assumersi per raggiungerli. Un appuntamento fondamentale sia per chi si occupa di diritto al cibo, di problemi legati&#160;<a href="http://www.cibopertutti.it/agosto-2015-prosegue-conto-rovescia-per-gli-obiettivi-sviluppo-millennio-settembre-2015/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Prosegue il conto alla rovescia verso settembre 2015, quando all’Assemblea dell’Onu, a New York, si analizzeranno i risultati conseguiti nella lotta alla fame e alla povertà, si discuteranno i piani e gli obiettivi futuri, nonché gli impegni che la comunità internazionale vorrà assumersi per raggiungerli.</p>
<p>Un appuntamento fondamentale sia per chi si occupa di diritto al cibo, di problemi legati alla condizione umana e ai fenomeni di coesione sociale, sia per chi segue le vicende geopolitiche internazionali, i contesti di violenza e di conflittualità armata (vedi il documento base della Campagna), legati a doppio filo a quelli di impoverimento e di indigenza.</p>
<p>Per ognuno dei dieci mesi che ci separano dall’evento, proponiamo:</p>
<p>– una riflessione sui vari aspetti della nostra Campagna; – un’azione che renda visibile per tutti la riflessione sul tema, che sia segno di impegno concreto; – un’icona biblica collegata alla riflessione e all’azione, per radicare il nostro agire sulla Parola di Dio e nel contempo innalzarlo in una forma di preghiera.</p>
<p>Agosto 2015 (-2)</p>
<p><b><b><img alt="" src="http://www.cibopertutti.it/wp-content/uploads/2015/02/riflessione.gif" /> </b>LA RIFLESSIONE </b></p>
<p><b>La costruzione della pace nell&#8217;incontro con l&#8217;altro. </b>La forza della pace è la giustizia: si costruisce la pace quando ci diventa insopportabile l&#8217;ingiustizia, quando non si vuole avere solo per noi ciò che manca agli altri. La pace si realizza quando al proprio interesse si antepone il bene di tutti e si è capaci di sacrificare il tornaconto particolare. <b>I conflitti in atto</b> in così tanti luoghi del mondo riflettono al contrario l&#8217;ingiustizia alla base dei meccanismi economici internazionali di sfruttamento e spoliazione delle risorse dei Paesi impoveriti, come ad esempio <i>il land grabbing (“accaparramento di terre”: </i>l&#8217;acquisizione di vaste aree rurali da parte di multinazionali o governi di Paesi terzi senza il consenso delle popolazioni autoctone finalizzata all&#8217;insediamento di produzioni intensive di prodotti agricoli per l&#8217;esportazione o per la produzione di agrocarburanti). E&#8217; proprio da questi conflitti e dalle loro drammatiche conseguenze che fugge gran parte della moltitudine di persone che dal continente africano e dal Medio Oriente, attraversando il Mediterraneo a rischio della propria vita, tentano di raggiungere l’Europa. <b>Costruire la pace, qui, adesso, è prendere atto del dramma di queste persone</b>, profughi e migranti, che chiedono il riconoscimento effettivo della propria dignità e del diritto ad esistere; è reagire di fronte a chi chiede di adottare strumenti militari e repressivi per affrontare quest&#8217;emergenza; è favorire l&#8217;accoglienza, il rispetto e la comprensione reciproca tra cittadini di diversi Paesi e nazionalità.</p>
<p><b><b><img alt="azione" src="http://www.cibopertutti.it/wp-content/uploads/2015/02/azione.gif" /> </b>L&#8217; AZIONE</b></p>
<p><b>Campagna per la difesa civile non armata e nonviolenta.</b></p>
<p>La costruzione della pace richiede impegno diretto, azioni concrete e una visione del mondo improntata al dialogo, alla convivenza e alla tolleranza. Su queste basi e con questa visione profeti e pionieri come Don Tonino Bello e Alexander Langer hanno saputo pensare e sperimentare modalità originali e nonviolente per entrare nei conflitti, prefigurando  il modello e l&#8217;esperienza dei <b>“corpi civili di pace”. </b>E proprio nei prossimi mesi, grazie ad un provvedimento contenuto nella legge di stabilità del 2014, prenderà forma il primo contingente sperimentale di “corpi civili di pace” promosso dal Governo Italiano: <b>500 giovani volontari da impegnare in azioni di pace non governative nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto o nelle aree di emergenza ambientale.</b> E&#8217; un passo concreto per la realizzazione di una difesa civile alternativa a quella militare, lo stesso obiettivo per il quale si sono mobilitate le molteplici reti ed associazioni promotrici della <b>Campagna<i> Un&#8217;altra difesa è possibile</i></b><i>, </i>che ha raccolto le firme necessarie (50.000) per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione e il finanziamento di un Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta. La proposta di legge intende dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione (ripudio della guerra e difesa della patria affidata ai cittadini), attraverso l&#8217;adozione di strumenti di difesa della Costituzione e dei diritti di cittadinanza che in essa sono affermati e la promozione di modalità di intervento non armato per la risoluzione delle controversie internazionali. Gli elementi centrali della proposta legislativa sono i corpi civili di pace, la protezione civile, un Istituto di ricerca su pace e disarmo ed il servizio civile: strumenti per la difesa della Patria intesa come difesa dei diritti, della dignità, dell&#8217;ambiente, della pace.  Il 22 maggio 2015 la proposta di legge è stata presentata alla Camera dei Deputati. Dopo questo primo traguardo è ora necessario l&#8217;impegno di tutti attraverso il monitoraggio del lavoro dei parlamentari eletti nelle proprie circoscrizioni perché l&#8217;iter parlamentare possa procedere senza inciampi e la proposta di legge possa essere esaminata.</p>
<p><b>Per maggiori informazioni: <a href="http://www.difesacivilenonviolenta.org/">www.difesacivilenonviolenta.org</p>
<p>http://www.difesacivilenonviolenta.org/corpi-civili-di-pace-il-sogno-diventa-realta/</p>
<p></a></b></p>
<p><b><b><img alt="iconabiblica" src="http://www.cibopertutti.it/wp-content/uploads/2015/02/iconabiblica.gif" /> </b>L’ICONA BIBLICA</b></p>
<p><b>Sono forse io il custode di mio fratello? </b></p>
<p>Dal Sacrario Militare di Redipuglia Papa Francesco ci esorta a prenderci cura dei nostri fratelli, tutti&#8230;<br />
<i>“</i><i>Chi si prende cura del fratello”</i>, ci dice, <i>“entra nella gioia del Signore; chi invece non lo fa, chi con le sue omissioni dice: “a me che importa?”, rimane fuori.”<br />
</i>Da quel luogo, vicino a quel cimitero, Papa Francesco non ha esitazioni nel dire che la guerra è una follia: <i>“mentre Dio porta avanti la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua opera, la guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano.<br />
</i><i>La guerra stravolge tutto, anche il legame tra i fratelli. La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione!” </i>E se <i>“anche oggi le vittime sono tante, è perché dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, c’è l’industria delle armi… ci sono pianificatori del terrore, organizzatori dello scontro, imprenditori delle armi che hanno scritto nel cuore:<br />
</i><i>“</i><i>A me che importa?”<br />
</i>E allora, <i>“con cuore di figlio, di fratello, di padre”, </i>Papa Francesco<i> </i>chiede a tutti noi e per tutti noi <i>“la conversione del cuore: passare da “A me che importa?” al pianto.<br />
</i><i>Per tutti i caduti della “inutile strage”, per tutte le vittime della follia della guerra, in ogni tempo.”</i></p>
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		<title>Dai diamanti ai minerali insanguinati</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2015 13:26:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[MISSIO]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Creare un sistema europeo di autocertificazione del “dovere di diligenza” nell’acquistare stagno, tungsteno, tantalio e oro, provenienti da zone di conflitto. In termini tecnici è quanto chiede il Parlamento europeo (e quanto dovrà approvare ora il Consiglio europeo) agli importatori di questi minerali. Ossia alle imprese europee produttrici di telefonini, computer e quant’altro contenga tantalio e company, estratti in Paesi&#160;<a href="http://www.cibopertutti.it/dai-diamanti-minerali-insanguinati/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Creare un sistema europeo di autocertificazione del “dovere di diligenza” nell’acquistare stagno, tungsteno, tantalio e oro, provenienti da zone di conflitto.</p>
<p>In termini tecnici è quanto chiede il Parlamento europeo (e quanto dovrà approvare ora il Consiglio europeo) agli importatori di questi minerali. Ossia alle imprese europee produttrici di telefonini, computer e quant’altro contenga tantalio e <i>company,</i> estratti in Paesi come Repubblica Democratica del Congo o Nigeria.</p>
<p><strong>Per inciso, il tantalio è un ottimo conduttore e viene usato soprattutto nell’industria elettronica.</strong></p>
<p>Però è prodotto in gran quantità nelle nere miniere africane. Dove si sfrutta la manodopera e i ricavi si utilizzano per finanziare le guerre. Dunque, diventare più responsabili di ciò che produciamo e che proviene da zone altamente a rischio, è un dovere per l’Europa. Questo principio, se non proprio assodato, comincia lentamente ad entrare nella mentalità del Vecchio continente. Ma basta vincolare le multinazionali ad essere più “diligenti” nel controllo della filiera? Certamente non è sufficiente ma aiuta a prender coscienza di un problema.</p>
<p>Il percorso è lungo e i risultati non sono affatto scontati. Ma un primo dato è tratto. <strong>Lo scorso 20 maggio il Parlamento europeo ha dato via libera, in prima lettura, ad un testo che introduce la tracciabilità obbligatoria per oltre 800mila imprese dell’Ue che utilizzano questi quattro minerali.</strong></p>
<p>La novità è che gli emendamenti proposti e approvati vanno un po’ oltre il testo deliberato dalla Commissione europea: rendono cioè obbligatori certi controlli. Attenzione: si tratta pur sempre di un’ “autocertificazione” ma stavolta non volontaria, bensì vincolata a dei controlli e a degli obblighi.</p>
<p>C’è da dire che esiste un precedente: è rappresentato dagli Stati Uniti che nel 2010 hanno approvato una legge, la <i>Dodd Frank</i>, che impone alle aziende quotate in Borsa e che utilizzano stagno, tantalio, tungsteno e oro, di certificare che questi minerali non provengono dalla Repubblica Democratica del Congo o dai Paesi confinanti.</p>
<p>E questa buona pratica viene citata nel testo: la proposta di regolamento adottata dal Parlamento europeo invita a &lt;&lt;legiferare in base al modello della legge statunitense sui &#8220;minerali dei conflitti&#8221;. La Commissione ha annunciato, nelle sue comunicazioni del 2011 e 2012, la sua intenzione di riflettere sulle possibilità di migliorare la trasparenza lungo l&#8217;intera catena di approvvigionamento, compresi gli aspetti legati al dovere di diligenza&gt;&gt;.</p>
<p>Nel caso americano ci sono delle differenze sostanziali, però. Perché si fissano dei paletti rigidi e si vieta del tutto il commercio con Paesi altamente a rischio. Nel caso europeo invece si fa il percorso inverso: non si vuol vietare di fare affari con un numero preciso di Paesi, ma si chiede alle imprese di controllare da dove vengano le materie prime acquistate. Il vincolo, dunque, è meno rigido. Ma inizia a strutturarsi l’idea di una tracciabilità, come nel caso del Processo di Kimberly che riguarda i diamanti “insanguinati”. Questo negoziato è iniziato nel 2000 in Sud Africa e si è concluso nel 2002 con l&#8217;adozione di un sistema internazionale di certificazione per i diamanti grezzi estratti e commercializzati legalmente.</p>
<p>Da allora, tutte le partite di diamanti grezzi esportate devono essere accompagnate da un certificato non falsificabile in cui si attesti che la spedizione non contiene diamanti insanguinati. Naturalmente le imprese multinazionali, oggi come ieri, protestano. Perché il controllo di tutta la filiera richiede l’esborso di soldi e un notevole impegno. Più semplice è comprare all’estero senza preoccuparsi minimamente degli effetti perversi di questi commerci.</p>
<p>&lt;&lt;Le imprese devono assumersi la responsabilità di garantire ai consumatori che esse procurano risorse naturali in modo trasparente e responsabile – scrive la Focsiv, prima sostenitrice di una Campagna europea sui minerali &#8211; Considerato l’elevato consumo di minerali nel mercato europeo, Focsiv, assieme a CIDSE (composta da 17 organizzazioni cattoliche europee e americane, tra cui la Focsiv) &#8211; ritiene che l’Unione Europea debba porsi in prima linea nel richiedere norme più stringenti sui minerali dei conflitti e promuovere la garanzia dei diritti umani&gt;&gt;.</p>
<p>Centoquaranta vescovi della Chiesa cattolica, provenienti da 38 Paesi in cinque continenti, hanno finora aderito alla Campagna, sottoscrivendo una dichiarazione per chiedere all’Unione Europea di adottare un regolamento più stringente ed efficace.</p>
<p>Stefan Reinhold, coordinatore dei lavori di <i>advocacy</i> compiuti da CIDSE sulla questione dei minerali dei conflitti, ha detto che &lt;&lt;gli Stati membri europei avranno ora la possibilità di sostenere e rafforzare ulteriormente questa legislazione. Ci sono molti esempi provenienti da tutta Europa, come la legge <i>Due Diligence</i> in Francia o la <i>Modern Slavery Act</i> nel Regno Unito, che mostrano una netta tendenza nel regolamentare meglio le attività delle imprese, in modo da evitare il loro coinvolgimento in violazioni dei diritti umani e dare garanzie ai cittadini di non essere complici attraverso i propri acquisti&gt;&gt;.</p>
<p>Certo il dubbio è lecito: quando la palla passa dalla Commissione e dal Parlamento europeo, al Consiglio europeo (ossia i capi di Stato o di governo dei 28 Stati membri dell&#8217;Ue) gli impegni si fanno meno impegnativi. Perché? Il Consiglio europeo dà dei pareri e adotta conclusioni sui più svariati temi, in base alle decisioni prese dai singoli governi. E’ qui che l’Unione europea scricchiola, sotto il peso della centralità ancora molto forte degli Stati-nazione. Le decisioni devono passare per i Parlamenti nazionali e non è detto che questi ultimi tengano fede a quanto deciso dal Parlamento europeo. «Sappiamo per esperienza – ha detto Emmanuelle Devuyst del <i>Jesuit European Social Centre</i> &#8211; che il Consiglio europeo cercherà di depotenziare i risultati positivi raggiunti in Parlamento. Dobbiamo convincere i nostri governi a rispettare le decisioni dell’assise di Strasburgo». Per far sì che questo non avvenga, la pressione sui singoli governi e sui Parlamenti nazionali dovrà essere molto forte nei mesi a venire.</p>
<p><strong>Vediamo nello specifico i punti nevralgici della proposta di regolamento votata dal Parlamento di Strasburgo</strong>: &lt;&lt;Le imprese a valle, devono, nel quadro del presente regolamento e conformemente alle linee guida dell&#8217;Ocse, adottare tutte le misure ragionevoli per identificare e affrontare i rischi nella loro catena di approvvigionamento dei minerali e dei metalli contemplati dal presente regolamento. In tale quadro, esse sono soggette a un obbligo d&#8217;informazione sulle loro prassi di diligenza ragionevole per un approvvigionamento responsabile&gt;&gt;.</p>
<p>Inoltre &lt;&lt;la Commissione dovrebbe monitorare da vicino e comunicare gli oneri legati all&#8217;approvvigionamento responsabile, all&#8217;esecuzione di <i>audit</i> da parte di soggetti terzi, alle loro conseguenze amministrative e al loro impatto potenziale sulla competitività, in particolare delle Pmi&gt;&gt;.</p>
<p>La britannica <i>Global Witness</i>, uno dei <i>think tank</i> più attivi sul fronte della ricerca per individuare i nessi tra lo sfruttamento delle risorse naturali, le guerre e le aziende occidentali, è da anni attenta al caso della Repubblica Democratica del Congo.</p>
<p>Il voto della Camera di Strasburgo è stato accolto come un successo, o quantomeno un passo avanti, ma in certe zone africane purtroppo l’impegno non basta.</p>
<p><strong>Sul suo sito la <i>Global Witness</i> scrive che nel Nord del Kivu, nella parte orientale del Paese,</strong> il conflitto tra ribelli e governativi va avanti da anni e che nonostante le garanzie da parte del ministro congolese delle Attività estrattive e Miniere, di adeguarsi alle richieste e standard di <i>due diligence</i> (dovere di diligenza) dell’Ocse, ci sono prove di numerose violazioni da parte di gruppi ribelli e forze anti-governative.</p>
<p>Il Congo, terra da sempre al centro di numerosi conflitti, spesso a bassa intensità (e migliaia di morti) generati da una corsa all’accaparramento delle innumerevoli risorse, possiede ingenti giacimenti di oro, diamanti, rame e coltan (dal quale si ricava il tantalio). Si tratta di un minerale indispensabile per l’industria <i>high tech</i>, di cui il Congo possiede l’80% delle riserve mondiali. Dalla ricchezza derivata dall’estrazione del coltan le popolazioni locali non hanno tratto alcun vantaggio. Al contrario le loro terre sono state espropriate e gli introiti hanno finanziato la guerra civile.</p>
<p>Dall’altra parte del mondo, invece, qualcuno ha tratto vantaggio eccome da questi commerci, arricchendosi a dismisura senza porsi domande e alimentando di fatto una conflittualità che viene poi attribuita al solo mondo “in via di sviluppo”.</p>
<p>(di ilaria de bonis)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La finanza islamica contro la speculazione</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2015 13:25:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[MISSIO]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cibopertutti.it/?p=3910</guid>
		<description><![CDATA[<p>Il mondo si aspetta che lo slogan dell’Expo “Nutrire il pianeta” diventi un reale impegno per bloccare quella finanza che spregiudicatamente continua a speculare sul cibo. Altrimenti le belle parole sulle eccellenze alimentari, sulle indispensabili difese delle biodiversità e sullo sviluppo di una agricoltura diffusa e sostenibile, fatta di produttori e di consapevoli consumatori, striderebbero di fronte al miliardo di persone&#160;<a href="http://www.cibopertutti.it/finanza-islamica-contro-speculazione/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo si aspetta che lo slogan dell’Expo “Nutrire il pianeta” diventi un reale impegno <strong>per bloccare quella finanza che spregiudicatamente continua a speculare sul cibo. </strong>Altrimenti le belle parole sulle eccellenze alimentari, sulle indispensabili difese delle biodiversità e sullo sviluppo di una agricoltura diffusa e sostenibile, fatta di produttori e di consapevoli consumatori, <strong>striderebbero di fronte al miliardo di persone che ancora convivono con lo spettro della fame e dell’indigenza.</strong></p>
<p>Da Milano dovrebbe partire un’azione decisa, da parte dei governi, insieme alle altre istituzioni e associazioni interessate, per proibire che banche e <i>hedge fund</i> giochino con i derivati, soprattutto con i <i>futures</i>, sull’andamento dei prezzi dei prodotti agricoli.</p>
<p>Il cibo fa parte, con il petrolio e le altre materie prime,  delle cosiddette <i>commodity</i> che sono sempre di più oggetto di morbosa attenzione e di interesse da parte dei settori della finanza in cerca di speculazioni ad alto rischio. Negli ultimi dieci anni si sono registrati momenti di altissima tensione e volatilità su questi mercati. Nel 2007, nel 2010 e nel 2012 si sono avuti dei boom dei prezzi seguiti poi da repentini abbassamenti. Ciò ha prodotto dal 2008 a oggi un aumento medio in termini reali di oltre il 50% dei prezzi delle derrate alimentari.</p>
<p><strong>Questi improvvisi movimenti sui prezzi non sono il risultato del “gioco” della domanda e dell’offerta, ma di operazioni in derivati finanziari fatte da attori che non sono né coinvolti né interessati alla produzione o all’acquisto reale dei prodotti.</strong> Sono soprattutto <i>futures</i>, cioè scommesse sul prezzo futuro di un prodotto agricolo o di un minerale. Esperti della <i>Commodity Futues Trading Commission</i>, l’agenzia americana che dovrebbe regolare questi derivati, hanno denunciato che, nel mezzo della grande crisi, i capitali speculativi sul mercato delle <i>commodity</i> di Chicago sono passati dai 29 milioni di dollari del 2003 ai 300 miliardi del 2007-8. Sono chiamati “investimenti passivi” in quanto assumono posizioni speculative di lungo periodo, scommettendo su importanti aumenti dei prezzi del petrolio e/o delle derrate alimentari. Sono capitali su cui, operando con la leva finanziaria, si possono creare derivati finanziari per un valore di 30-100 volte maggiore della base sottostante. In altre parole per ogni tonnellata di grano prodotto se ne possono artificialmente vendere e comprare cento! Si è così inventato anche il “grano di carta”! Prima, con la speculazione sul petrolio, c’erano i cosiddetti “barili di carta”. Sono i miracoli della finanziarizzazione dell’economia.</p>
<p>Adesso i prezzi del cibo sono oggetto anche dell’ <i>high frequency trading</i>, cioè di operazioni finanziarie gestite automaticamente dai computer, per giocare su piccolissime variazioni del prezzo in millisecondi. Questo sistema, che muove il 90% dei volumi dei <i>futures</i> finanziari, ha già generato “situazioni valanga” con dei veri sconquassi del mercato. In questo modo si manipolano sia le aspettative degli andamenti di borsa che i prezzi, inducendo l’intero mercato a ritenere inevitabile il prezzo indicato dai <i>futures</i>.</p>
<p>I profitti naturalmente sono enormi. Ma l’eccessivo aumento dei prezzi delle derrate alimentari provoca delle impennate inflattive sui prezzi del cibo con effetti devastanti soprattutto nei Paesi più poveri del Sud del mondo. Di conseguenza, milioni di famiglie, che solitamente impegnano per l’alimentazione il 75% del loro bilancio, diventano incapaci di provvedere al loro minimo sostentamento, dando luogo, a volte, alle rivolte del pane. Si ricordi che tra le cause delle primavere arabe vi è stato anche l’aumento dei prezzi del cibo provocato dalla speculazione. Quando poi i prezzi scendono in modo altrettanto repentino, molti piccoli coltivatori, soprattutto dei Paesi emergenti, vengono messi fuori gioco, incapaci di reggere una volatilità così grande che si trasferisce velocemente dai mercati finanziari globali anche a quelli dei beni reali a livello locale.</p>
<p><strong>E’ una aberrante deformazione dell’economia e della vita dei popoli.</strong> Le voci che si levano contro sono troppo poche. Solo papa Francesco non si stanca di ripetere, come ha fatto di fronte alla FAO, che <strong>&lt;&lt;è doloroso constatare che la lotta contro la fame e la denutrizione viene ostacolata dalla “priorità del mercato”</strong>, e dalla “preminenza del guadagno”, che hanno ridotto il cibo a una merce qualsiasi, soggetta a speculazione, anche finanziaria&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Viviamo il paradosso dell’abbondanza:</strong> ci sarebbe cibo per tutti, ma molti non lo possono avere, nemmeno per sopravvivere. In un mondo di crescenti conflitti, non solo politici e religiosi, perché non organizzare all’Expo un incontro su questi temi, con rappresentati della cosiddetta <strong>“finanza islamica” che da sempre è schierata contro la speculazione sul cibo e sulle derrate alimentari?</strong> Sarebbe un contributo importante per dare concretezza ad idee largamente condivise sul piano teorico, ma, purtroppo, non facilmente attuabili rispetto alle perverse logiche della pura speculazione e del dio danaro.</p>
<p><em>(Paolo Raimondi)</em></p>
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		<title>La diga che affama gli etiopi</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2015 13:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[MISSIO]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Gibe III è il nome di una diga gigante in costruzione nella valle dell’Omo, in Etiopia. Iniziato alla fine del 2006, il mega-progetto è affidato alla società italiana Salini Costruttori che sarebbe già a metà dell’opera. All’apparenza un’ottima notizia: dighe e acqua, uguale sviluppo. Ma l’equazione non è affatto matematica. Tutt’altro. Sull’ambizioso progetto idroelettrico pesano le accuse di gravi violazioni&#160;<a href="http://www.cibopertutti.it/diga-affama-gli-etiopi/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Gibe III è il nome di una diga gigante in costruzione nella valle dell’Omo, in Etiopia. Iniziato alla fine del 2006, il mega-progetto è affidato alla società italiana Salini Costruttori che sarebbe già a metà dell’opera. All’apparenza un’ottima notizia: dighe e acqua, uguale sviluppo. Ma l’equazione non è affatto matematica. Tutt’altro.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Sull’ambizioso progetto idroelettrico pesano le accuse di gravi violazioni delle leggi etiopi e delle convenzioni internazionali, denuncia la onlus <i>Survival International</i>.</strong> Inoltre, ogni “grande opera” che non rispetti il parere delle comunità locali, soprattutto in Africa, sa di grande affare ma di pessimo servizio alla gente. L’allarme è partito da associazioni locali e internazionali, prima fra tutte appunto Survival, che ritengono la diga catastrofica per i popoli indigeni della bassa Valle dell’Omo, già messi a dura prova dalla progressiva perdita di controllo e accesso alle loro terre. Il che significa che un’opera così, anziché aiutare la gente la penalizza. Eppure la <strong><i>Industrial and Commercial Bank of China</i> (ICBC)</strong> – la più grande banca cinese – ha accettato di finanziare parte della costruzione della diga, e nel 2012 la Banca Mondiale ha deciso di finanziare le linee di trasmissione dell’energia.</p>
<p style="text-align: left;"> Il 31 marzo 2011 il governo etiope ha invece ritirato la richiesta di credito d’aiuto inoltrata al governo italiano nel 2009, interrompendo gli accertamenti sulla finanziabilità del progetto della Cooperazione Italiana, per via della pressione delle Ong italiane.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Quella che abbiamo appena raccontato è solo una delle tante storie di <i>land grabbing</i> (accaparramento della terra) che vengono quotidianamente subite in Etiopia.</strong> Nel 2011 il governo etiope ha cominciato ad affittare enormi appezzamenti di terra fertile nella regione della bassa valle dell’Omo ad aziende malesi, italiane, indiane e coreane, specializzate nella coltivazione di palma da olio, jatropha, cotone e mais per la produzione di biocarburanti. Sempre stando a <i>Survival</i>, per far spazio al grande progetto statale Kuraz Sugar Project le autorità hanno iniziato a sfrattare dalle loro terre i Bodi, i Kwegu e i Mursi, trasferendoli in campi di reinsediamento.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>I granai delle comunità e i loro preziosi pascoli sono stati distrutti.</strong> Ecco perché opporsi al fenomeno del<strong> <i>land grabbing</i> in tutte le sedi</strong> (nazionali, europee, internazionali) è importante. E ignorare che esista il problema (all’origine della fame in Africa), come sta facendo l’Italia istituzionale all’Expo di Milano, ci rende complici e parte del problema. Fortunatamente <strong>la società civile italiana ha ben presente il problema e ne discute con grande cognizione di causa, anche a Milano.</strong> Cascina Triulza (la ‘casa’ della società civile che partecipa anche se un po’ marginalmente all’Expo promuove dibattiti su questi temi e va seguita con attenzione.</p>
<p><i>(ilaria de bonis)</i></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Presentazione XXIV Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes</title>
		<link>http://www.cibopertutti.it/presentazione-xxiv-rapporto-immigrazione-caritas-migrantes/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2015 09:08:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Novella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il  4 Giugno, presso il Conference Centre Expo Milano 2015, verrà presentato in anteprima il &#8220;Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes&#8221;, giunto alla sua ventiquattresima edizione. Nella mattinata, nell&#8217;ambito del convegno &#8220;I migranti e il cibo. Dallo sfruttamento lavorativo all&#8217;imprenditoria etnica&#8221;,  verrà presentato il nuovo &#8220;Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes&#8221;, di cui FOCSIV ha curato un capitolo su migrazioni e sviluppo rurale&#160;<a href="http://www.cibopertutti.it/presentazione-xxiv-rapporto-immigrazione-caritas-migrantes/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il  4 Giugno, presso il Conference Centre Expo Milano 2015, verrà presentato in anteprima il &#8220;Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes&#8221;, giunto alla sua ventiquattresima edizione.<img title="Leggi tutto..." alt="" src="data:image/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP///yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7" data-wp-more="more" data-wp-more-text="" data-mce-resize="false" data-mce-placeholder="1" /></p>
<p><span id="more-3862"></span></p>
<p>Nella mattinata, nell&#8217;ambito del convegno <strong>&#8220;I migranti e il cibo. Dallo sfruttamento lavorativo all&#8217;imprenditoria etnica&#8221;</strong>,  verrà presentato il nuovo <strong>&#8220;Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes&#8221;</strong>, di cui FOCSIV ha curato un capitolo su migrazioni e sviluppo rurale in Africa sub-sahariana. Verranno analizzati i dati ufficiali assieme a quelli raccolti dai servizi Caritas, le variabili socio economiche, l&#8217;importanza della manodopera straniera in settori che altrimenti sarebbero in crisi.</p>
<p>Nel pomeriggio, il convegno <strong>&#8220;Pane e vino. Il contributo della mobilità italiana all&#8217;alimentazione mondiale&#8221;</strong>, sarà l&#8217;occasione per approfondire in che modo l&#8217;emigrazione italiana ha influito sull&#8217;alimentazione mondiale. Nell&#8217;ambito dell&#8217;evento verranno presentati e discussi il <strong>&#8220;Rapporto Italiani nel mondo 2014&#8243;</strong> e il volume <strong>&#8220;Nel solco degli emigranti: i vitigni italiani alla conquista del mondo&#8221;</strong>.</p>
<p>Scarica<strong> il programma</strong> dei convegni:</p>
<p><a href="http://www.focsiv.it/wp-content/uploads/2015/05/Convegno-Immigrazione-4-giugno-mattina-2015-Caritas-e-Migrantes.pdf">I migranti e il cibo. Dallo sfruttamento lavorativo all&#8217;imprenditoria etnica</a></p>
<p><a href="http://www.focsiv.it/wp-content/uploads/2015/05/Convegno-Emigrazione-4-giugno-pomeriggio-Migrantes.pdf">Pane e vino. Il contributo della mobilità italiana all&#8217;alimentazione mondiale</a></p>
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		<title>Nasce la coalizione italiana in vista di COP21, parigi 2015. Già 50 le associazioni aderenti</title>
		<link>http://www.cibopertutti.it/nasce-coalizione-italiana-in-vista-cop21-parigi-2015-gia-50-associazioni-aderenti/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2015 13:39:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Novella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Tante associazioni diverse per storia, cultura, obiettivi e ragioni sociali, insieme con un unico obiettivo: contrastare i cambiamenti climatici dando vita a una coalizione aperta a tutti quelli che condividono l’obiettivo di costruire iniziative e mobilitazioni comuni e diffuse, così da raggiungere la massima sensibilizzazione possibile sulla lotta ai cambiamenti climatici e sul prossimo appuntamento con la COP21 di Parigi. La&#160;<a href="http://www.cibopertutti.it/nasce-coalizione-italiana-in-vista-cop21-parigi-2015-gia-50-associazioni-aderenti/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tante associazioni diverse per storia, cultura, obiettivi e ragioni sociali, insieme con un unico obiettivo: contrastare i cambiamenti climatici dando vita a una coalizione </strong>aperta a tutti quelli che condividono l’obiettivo di costruire iniziative e mobilitazioni comuni e diffuse, così da raggiungere la massima sensibilizzazione possibile sulla lotta ai cambiamenti climatici e sul prossimo appuntamento con la<a href="http://www.cop21paris.org/" target="_blank"> COP21</a> di Parigi.<span id="more-3681"></span></p>
<p><strong>La Coalizione italiana “Parigi</strong><strong> 2015: mobilitiamoci per il clima”, organizzerà eventi nazionali e territoriali per sollecitare all’azione contro i cambiamenti climatici,</strong> per favorire la conversione del modello agricolo verso il biologico valorizzando il contributo dell’agricoltura alla riduzione delle emissioni, per bloccare il programma governativo di sviluppo delle trivellazioni, per avviare la costruzione nei diversi settori industriali di un modello produttivo che acceleri la transizione energetica in corso, garantendo i livelli occupazionali, per un futuro pulito, efficiente e rinnovabile. <strong>Per raggiungere questo obiettivo, sarà necessario interloquire con il governo italiano e con l’Unione Europea perché assumano posizioni utili in sede di COP 21, a cominciare dal formale riconoscimento che la ‘Just Transition’ debba essere parte integrante del quadro politico che l’UE adotterà per organizzare la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio oltre il 2020. </strong><strong>La terza azione della coalizione riguarderà invece la comunicazione</strong>, con iniziative mirate all’informazione verso l’opinione pubblica e i giornalisti,  per diffondere la consapevolezza delle sfide che si giocheranno a Parigi, degli effetti dei cambiamenti climatici sul pianeta e sulla vita di tutti, e delle prospettive che serie politiche di mitigazione e adattamento potrebbero portare nel nostro paese come in tutti i paesi del globo.</p>
<p>Ecco, in sintesi, gli impegni che le 50 associazioni che hanno dato vita oggi alla coalizione <strong>“Parigi 2015: mobilitiamoci per il clima”</strong>, hanno deciso di affrontare in vista dell’appuntamento di Parigi.</p>
<p>“I cambiamenti climatici rappresentano oggi un’emergenza globale e locale, che mette a rischio la vita di persone, specie ed ecosistemi – si legge nel documento approvato dalla Coalizione -. In pericolo c’è la sicurezza di intere popolazioni in ogni area del pianeta, costi economici, difficoltà crescenti nell’accesso all’acqua, riduzione della produzione agricola, aggravamento delle condizioni di povertà e nuove cause di conflitto e di fuga: oggi si pongono esplicitamente questioni di giustizia climatica nel mondo.</p>
<p>Se le cause antropiche sono ormai condivise a livello scientifico mondiale e si è tutti concordi sul fatto che in gran parte dipendono dall’esplosione negli ultimi secoli dell’utilizzo delle fonti energetiche di origine fossile e della deforestazione, oggi esistono le conoscenze e le soluzioni tecnologiche per sviluppare un’economia fossil free, che apre prospettive di nuovi settori produttivi con importanti ricadute occupazionali e che sviluppa una nuova democrazia energetica”.</p>
<p>La COP21, che si terrà a Parigi il prossimo dicembre, rappresenta allora una tappa molto importante nella battaglia contro i cambiamenti climatici, ma molte sono le resistenze, guidate soprattutto dalle lobby delle vecchie fonti energetiche, e molte sono le timidezze che i governi stanno dimostrando. <strong>Per  questo non si può dare per scontato che l’esito della COP21 sia positivo</strong>, e sia cioè varato un accordo efficace, equo e incisivo, che permetta davvero di raggiungere l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C.</p>
<p>“<strong>Per noi oggi è necessario e urgente agire</strong> perché, grazie alla pressione dell’opinione pubblica e delle organizzazioni della società civile, si riesca a strappare un accordo legalmente vincolante e in linea con le indicazioni della comunità scientifica – dichiarano le associazioni della coalizione -. Per questo <strong>è nata la Coalizione italiana “Parigi</strong><strong>2015: mobilitiamoci per il clima”, </strong><strong>perché Parigi apra un percorso concreto e condiviso da tutti i Paesi</strong><strong>, nel quadro di una responsabilità comune e differenziata in rapporto al contributo storicamente dato alle emissioni di CO2</strong>.</p>
<p>Vogliamo arrivare con una grande partecipazione alle mobilitazioni internazionali del 28 novembre prima e di dicembre a Parigi poi”.</p>
<p><strong>Primi promotori</strong></p>
<p>ACLI, AIAB, AIIG, ARCI, ARCI CACCIA, ARCI SERVIZIO CIVILE, ASUD, AUSER, CEVI – CENTRO DI VOLONTARIATO INTERNAZIONALE DI UDINE, CGIL, CIA, COLDIRETTI, CTS, FEDERCONSUMATORI, FIAB, FIOM, FOCSIV, FONDAZIONE CULTURALE RESPONSABILITA’ ETICA, FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA, GREENPEACE, ISDE-MEDICI PER L’AMBIENTE, ISTITUTO NAZIONALE URBANISTICA – INU, ITALIAN CLIMATE NETWORK, KYOTO CLUB, LA NUOVA ECOLOGIA.IT, LEGA PESCA, LEGAMBIENTE, LINK, LIPU, LUNARIA, MAREVIVO, MOVIMENTO CONSUMATORI, MOVIMENTO DIFESA CITTADINO, OXFAM, PRO NATURA, RETE DEGLI STUDENTI MEDI, RETE DELLA CONOSCENZA, RETE PER LA PACE, RINNOVABILI.IT, RSU ALMAVIVA, SALVIAMO IL PAESAGGIO, SBILANCIAMOCI, SI’ RINNOVABILI NO NUCLEARE, SLOW FOOD ITALIA, SPI – CGIL, TOURING CLUB ITALIANO, UIL, UISP, UNIONE DEGLI STUDENTI, UNIONE DEGLI UNIVERSITARI, WWF ITALIA</p>
<p><strong>L’ufficio stampa Legambiente: 06.86268376 – 53 – 99 / 349.0597187</strong></p>
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		<title>TTF: UN TESORETTO FINO A 6 MILIARDI DI EURO L&#8217;ANNO PER L&#8217;ITALIA</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 13:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Comunicazione FOCSIV]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Continua l&#8217;impegno di FOCSIV sul tema della Finanza Etica, insieme alle organizzazioni della società civile italiana riunite nella Campagna ZeroZeroCinque. La Tassa europea sulle Transazioni Finanziarie (TTF) raccoglierebbe in Italia tra i 3 e i 6 miliardi di euro su base annua. È quanto emerge dal recente studio [LINK] pubblicato da uno dei più autorevoli istituti di ricerca economica tedeschi,&#160;<a href="http://www.cibopertutti.it/ttf-tesoretto-6-miliardi-euro-lanno-per-litalia/" class="read-more">Continue Reading</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><b>Continua l&#8217;impegno di FOCSIV sul tema della Finanza Etica, insieme alle organizzazioni della società civile italiana riunite nella Campagna ZeroZeroCinque.<span id="more-3519"></span></b></p>
<p><b>La Tassa europea sulle Transazioni Finanziarie (TTF) raccoglierebbe in Italia tra i 3 e i 6 miliardi di euro</b> su base annua. È quanto emerge dal recente studio [LINK] pubblicato da uno dei più autorevoli istituti di ricerca economica tedeschi, <b><i>The German Institute for Economic Research (DIW Berlin)</i></b>. Lo studio <i>(i)</i> approfondisce i profili di gettito fiscale derivanti dalla TTF europea, risorse vitali che l’Italia potrebbe impiegare sul versante della lotta alla povertà a livello nazionale ed internazionale.</p>
<p><b>Le stime sul gettito della TTF sono strettamente legate alla sua architettura </b>che gli 11 Paesi UE aderenti alla cooperazione rafforzata <i>(ii)</i> andranno ad adottare, ovvero all’ampiezza della base imponibile, all’applicazione dei principi di tassazione, alle esenzioni che verranno concesse. Aspetti tecnici da mesi al centro del dibattito tra gli 11 Paesi coinvolti nel negoziato europeo. Tra lunghe impasse di natura politica e forti intromissioni delle lobby della finanza <i>(iii)</i>.</p>
<p><b>Quali i dati per l’Italia?</b> Una tassa con ampia base imponibile, ovvero applicata alla più ampia gamma di strumenti finanziari (secondo l’impianto della direttiva proposta dalla Commissione Europea), con il ricorso al doppio principio di tassazione (di residenza dell’operatore e di nazionalità del titolo) e con aliquote dello 0,1% per le azioni e dello 0,01% per i derivati porterebbe nelle casse dello Stato dai 3 miliardi ai 6 miliardi di euro all’anno <i>(iv)</i>.</p>
<p>Cosa succederebbe al gettito, se questo modello subisse delle variazioni? <b>L’esclusione tout court dei derivati</b> dalla base imponibile della TTF è senza dubbio la scelta più catastrofica in termini di gettito, con una <b>riduzione fino al 65% di entrate fiscali per l’Italia </b>rispetto al gettito della TTF ideata dalla Commissione. Lo studio sottolinea come il peso di una TTF sui derivati ricadrebbe maggiormente su banche sistemiche e grandi istituzioni finanziarie, evidenziando il ridotto ricorso a strumenti come i <i>credit default swaps </i>e in generale a negoziazioni in derivati fuori dai mercati regolamentati da parte delle piccole società finanziarie europee. La recente apertura dei paesi del negoziato all’inclusione dei derivati nella base imponibile della TTF con una riduzione delle aliquote trova un’ulteriore valutazione di merito nello studio. <b>La tassazione dei derivati con aliquote anche solo dimezzate</b> <b>ridurrebbe</b> secondo il DIW <b>le entrate</b> per l’erario italiano <b>fino a 1,3 miliardi di euro</b>. Ma anche altre esenzioni e deviazioni dal solido modello di TTF della Commissione giocano un ruolo significativo sul gettito generabile. <b>L’esenzione dei titoli di Stato</b> – punto fermo del nostro Ministero delle Finanze su cui la Campagna ZeroZeroCinque esprime una forte critica &#8211; determinerebbe un <b>mancato introito di oltre 1 miliardo di euro</b>. Un’ulteriore perdita di gettito si determinerebbe per l’Italia anche nel caso in cui si applicasse alla <b>tassazione delle azioni</b> il <b>solo principio di nazionalità del titolo </b>con una <b>riduzione di oltre il 50% delle risorse</b> generabili rispetto al combinato ricorso al principio di residenza dell’operatore e paese di emissione del titolo proposto dalla Commissione.</p>
<p><b>Il potenziale fiscale della TTF</b>, che ha anche il merito di essere un efficace deterrente alla speculazione finanziaria, disincentivando in particolare il trading ad alta frequenza a vantaggio di investimenti di medio-lungo termine, <b>è un’opportunità irrinunciabile</b> se si pensa alla destinazione che queste risorse potrebbero avere in termini di <b>spesa sociale</b> per l’Italia, di <b>maggiori aiuti per istruzione e salute</b> nei Paesi più poveri, di investimenti per il <b>contrasto ai cambiamenti climatici</b>.</p>
<p>Con il gettito che i Paesi europei raccoglierebbero in un solo mese di applicazione della TTF (2,9 miliardi secondo le stime della Commissione) si potrebbe pagare il salario di un intero anno di 1,5 milioni di infermieri in Africa. In soli due giorni e mezzo si raccoglierebbero risorse (192 milioni di euro) sufficienti alla costruzione di 2.500 rifugi anticiclone, proteggendo così 8 milioni di persone che vivono in zone soggette ai devastanti fenomeni del cambiamento climatico. E in Italia metà delle risorse annue generabili dalla TTF potrebbero contribuire ad esempio alla creazione di un Reddito di Inclusione Sociale per far fronte ai bisogni delle famiglie che versano in stato di povertà assoluta.<br />
Nel prendere in considerazione il potenziale fiscale della TTF e nell’avallarne un impianto tecnico ambizioso, lo studio ribadisce – come anche la Campagna ZeroZeroCinque, il valore di apripista della TTF come  misura di fiscalità comunitaria, e di regolamentazione finanziaria comune di un settore che ha usufruito nel momento più buio della crisi di piani pubblici di salvataggio per più di un terzo del PIL continentale (oltre il doppio del debito pubblico italiano), con ripercussioni drammatiche per i bilanci degli Stati, senza un apparente cambiamento del proprio modus operandi, restando lontano dal proprio ruolo di servizio all’economia reale, e contribuendo a un peggioramento dei livelli di diseguaglianza sociale.</p>
<p><i>“Il nodo vero per la democrazia e il benessere economico oggi, per l’Italia e per l’Europa è il rapporto di forza tra gli stati e la grande finanza. Sui tanti fronti aperti di questo grande tema ci giochiamo il nostro futuro. Le potenzialità di miglioramento rispetto alla situazione in cui viviamo oggi (in termini di risorse per gli investimenti nei beni pubblici globali e nelle economie locali, per la lotta alla diseguaglianza, per la prevenzione di nuove crisi finanziarie) sono enormi. La TTF rappresenta in questa battaglia un punto fondamentale simbolico e di sostanza (come ben illustrato dallo studio tedesco) per capire se avremo un futuro in cui la finanza sarà al servizio del bene comune o, al contrario, saranno cittadini e stati ad essere al servizio degli interessi di pochi gruppi della grande finanza” </i></p>
<p><b>commenta Leonardo Becchetti, portavoce della Campagna ZeroZeroCinque</b>.<i></i></p>
<p><b>Contatti:  <a href="mailto:info@zerozerocinque.it">info@zerozerocinque.it</a> T. 349 7817601 www.zerozerocinque.it</b></p>
<p><b>Note</b></p>
<p>(i)    L’executive summary in inglese è a p. III-IV: <a href="http://www.zerozerocinque.it/area-stampa/412-un-tesoretto-fino-a-6-miliardi-di-euro-l-anno-per-l-italia">http://www.zerozerocinque.it/area-stampa/412-un-tesoretto-fino-a-6-miliardi-di-euro-l-anno-per-l-italia</a></p>
<p>(ii)   I Paesi della cooperazione rafforzata sono Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna</p>
<p>(iii)  Per una lettura sullo stato dell’arte negoziale: <a href="http://www.zerozerocinque.it/notizie/411-novita-di-inizio-anno-svolta-nel-negoziato-sulla-ttf-europea">http://www.zerozerocinque.it/notizie/411-novita-di-inizio-anno-svolta-nel-negoziato-sulla-ttf-europea</a></p>
<p>(iv)  Lo scenario di minor gettito è calcolato preventivando un calo del volume delle transazioni azionarie del 15% e del volume delle contrattazioni dei derivati fino al 75%.</p>
<p><b>Le Robin Hood Campaigns sono attive in 11 Paesi europei. La coalizione italiana sulla TTF è rappresentata dalla Campagna ZeroZeroCinque che riunisce 57 organizzazioni tra ONG, sindacati e realtà del mondo associativo </b></p>
<p><b></b>ACLI, ActionAid Italia, Adiconsum, Adiconsum Basilicata, Altromercato, Amref, ARCI, ARCS, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ATTAC Italia, Associazione di Comunità, Azione Cattolica, Banca Popolare Etica, CGIL, CINI -Coordinamento Italiano Network Internazionali, CIPSI, CISA &#8211; Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare, CISL, CISP, Cittadinanzattiva, Gruppo Cooperativo Goel, Cooperazione Internazionale Piamartina – SCAIP, COOPI, CVX Italia, Daquialà, Dokita, Economia Alternativa, Equociquà, Fa’ La Cosa Giusta, Fairwatch Italia, FIBA CISL, Flare, FOCSIV, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, GCAP &#8211; Coalizione Italiana Contro la Povertà, Le Rondini, Legambiente, Lega Missionaria Studenti, LeG &#8211; Libertà e Giustizia, Lunaria, Mani Tese, Mag4 Piemonte, Mag Verona, Medici con l’Africa &#8211; CUAMM, Microdanisma, OISG – Osservatorio Italiano sulla Salute Globale, Oxfam Italia, RE:Common, Reorient, RTM – Reggio Terzo Mondo, Save the Children, Sbilanciamoci!, Social Watch Italia, UIL, Un ponte per, Volontari Terzo Mondo – Magis, WWF Italia.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.cibopertutti.it/ttf-tesoretto-6-miliardi-euro-lanno-per-litalia/">TTF: UN TESORETTO FINO A 6 MILIARDI DI EURO L&#8217;ANNO PER L&#8217;ITALIA</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.cibopertutti.it">Cibo per Tutti</a>.</p>
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